BANCA INTERMOBILIARE DI INVESTIMENTI E GESTIONI S.p.A.

Report mensile sui mercati

08 novembre 2019

Novembre 2019

Monthly News - Banca Intermobiliare

La chiusura dell’anno si avvicina e i mercati finanziari entrano nel mese di novembre all’insegna della propensione al rischio, grazie a qualche primo segnale di stabilizzazione macroeconomica che ha contribuito ad alimentare l’euforia generata dal recente flusso positivo di eventi geopolitici.

Il caso Brexit sembra ormai essere passato dal rischio sempre più remoto di un’uscita disordinata dall’Unione Europea, al rischio decisamente più gestibile sul risultato delle elezioni che sono state indette per il 12 dicembre. Sul fronte guerra commerciale tra Usa e Cina, la firma della tregua sembra essere ormai vicina. Anche se l’incontro in Cile tra Trump e Xi Jinping è stato cancellato per ragioni di ordine pubblico, da entrambe le parti giungono segnali positivi sui contenuti dell’accordo che dovrebbe scongiurare il prossimo aumenti dei dazi. A questo punto la minore incertezza sul fronte geopolitico potrebbe rappresentare il volano che consentirà di migliorare le prospettive per la crescita economica mondiale nel 2020 e favorire una maggiore sincronizzazione della crescita a livello geografico, che finora è rimasta sbilanciata a favore degli USA rispetto al resto del mondo.

In questo miglior contesto resta fermo il sostegno delle Banche centrali a livello globale, come confermato dall’intervento della Federal Reserve. Dopo aver ricomincia­to a fornire liquidità al mercato attraverso l’acquisto di titoli a brevissimo termine per un ammontare appros­simativo di 60 miliardi al mese, la Banca centrale statunitense ha tagliato i tassi d’interesse di 25 bp per la terza volta quest’anno, portandoli nell’intervallo 1,5/1,75%.

In Europa, la BCE ad inizio novembre ha visto l’avvicendamento tra Mario Draghi e Christine Lagarde sulla poltrona di governatore, inaugurando l’avvio del piano di QE attraverso il quale l’istituto è tornato a comprare sul mercato titoli governativi e una quota di corporate bond.

Il supporto di politica monetaria rimane indispensabile dal momento che la crescita globale rimane intorno ai minimi raggiunti nelle fasi di metà ciclo, a meno del 2,5% su base annua, ed il PMI della manifattura globale si trova ancora in area di contrazione, penalizzato dalle incertezze commerciali. Tuttavia la lettura del PIL Usa del terzo trimestre è risultata superiore alle attese (+1,9% contro il +1,6% del consenso degli economisti), mentre l’indice ISM manifatturiero, grande sorvegliato speciale, ad ottobre ha evidenziato una stabilizzazione dopo il pessimo dato dello scorso mese e rispetto al trend depressivo che ha caratterizzato gli ultimi mesi. Anche nell’Eurozona il PIL del terzo trimestre è stato migliore delle attese, ma ad un misero +0,2% trimestrale l’economia viaggia ad un ritmo annuo inferiore all’1% e l’indice PMI Composito è appena superiore a 50, la soglia che segnala espansione, mentre quello manifatturiero segnala ancora profonda contrazione.

Infine, la stagione delle trimestrali migliore delle attese, soprattutto negli USA, continua a fornire supporto ai mercati finanziari. Con due terzi delle società dell’S&P 500 che hanno riportato i dati trimestrali, quasi l’80% ha superato le stime sugli utili ed il 60% quelle sul fatturato. In particolare evidenza le grandi banche di Wall Street così come le società del comparto tecnologico. In Europa i numeri sono meno favorevoli con il 60% delle società che hanno battuto le stime ma con gli utili per azione in contrazione del 4% su base annua, debolezza principalmente concentrata sul settore delle materie prime.

La fase di generale reflazione si è concretizzata sui mercati finanziari con un nuovo rally delle asset class rischiose. Sul comparto azionario i listini americani continuano a toccare nuovi massimi storici guidando al rialzo gli altri mercati. In Europa tutti gli indici si trovano in doppia cifra, con la sola eccezione di Londra penalizzata dalla vicenda Brexit e con Piazza Affari in evidenza grazie al rinnovato clima di collaborazione tra governo e autorità europee.

Sul comparto obbligazionario, l’euforia degli investitori ha portato ad un ulteriore restringimento degli spread di credito, spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli governati­vi core, soprattutto sulle scadenze più lunghe.



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