BANCA INTERMOBILIARE DI INVESTIMENTI E GESTIONI S.p.A.

Report mensile sui mercati

04 marzo 2019

Marzo 2019

Monthly News - Banca Intermobiliare

La difficoltà degli investitori a digerire un flusso contrastato di eventi di politica economica e di dati macroeconomici ha determinato le prime prese di profitto significative sugli asset rischiosi, guidati dall’S&P 500, che ha ceduto terreno.

L’azionario europeo e dei Paesi Emergenti ha sovraperformato quello USA, probabilmente perché sono state le aree maggiormente interessate da novità di politica economica in senso accomodante, quali il vertice della BCE per l’Eurozona ed in Cina i tagli fiscali annunciati nel Congresso Nazionale del Popolo e nuovo stimolo monetario dalla People’s Bank of China.

Nei mercati obbligazionari invece le performance relative sono state opposte, con il credito corporate USA che ha sovraperformato quello europeo ed Emergente. L’avversione al rischio si è riflessa in un generale rally degli asset che fanno tipicamente da bene rifugio, come Treasuries, Bund, oro, US$ e yen giapponese. Sul Bund, in particolare, il rendimento è crollato ad appena 5 bp dopo il vertice della BCE.

Il flusso di dati macroeconomici delle ultime due settimane conferma che la crescita dell’economia mondiale ha subito un drastico rallentamento tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, scendendo intorno al potenziale del 2,5% annuo, principalmente per effetto della brusca frenata del settore industriale. La sovraperformance degli USA ed i primi segnali di stabilizzazione nei Paesi Emergenti sono stati più che compensati dalla debolezza in Europa, Giappone e Cina. Le attese del mercato sono per un recupero dell’attività economica nel secondo trimestre, grazie al venir meno di distorsioni temporanee in USA (ben visibile nel dato sulla creazione di buste paga non agricole) e Cina (evidente nelle oscillazioni della bilancia commerciale), al generale rilassamento delle condizioni finanziarie ed alla riduzione delle tensioni commerciali. Tuttavia i rischi per l’economia mondiale condizionati dalla diffusa ed elevata tensione geopolitica, la notevole sincronizzazione del rallentamento economico a livello globale e la persistente divergenza di crescita a favore degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo.

L’inflazione globale è scivolata sotto il 2% annuo all’inizio del 2019. Anche se questa frenata è probabilmente solo temporanea, quanto meno in Nord America e nei Paesi europei più piccoli e aperti come Gran Bretagna e Scandinavia, combinata allo stress finanziario che ha colpito i mercati nel quarto trimestre, ha indotto le principali Banche Centrali ad adottare una retorica più accomodante. Seguendo il cambio di linea di politica monetaria della Federal Reserve, quasi tutte le Banche Centrali dei Paesi Sviluppati hanno fermato il processo di rimozione dello stimolo monetario. La BCE è stata l’ultima a muoversi ma l’esito del meeting è stato considerato confuso ed in ultima analisi ha alimentato l’avversione al rischio, confermando la percezione che la BCE sia ancora in ritardo a reagire rispetto alle altre Banche Centrali.

I mercati rimangono vulnerabili su altri due fronti. Il primo più ovvio è che l’atteso miglioramento dell’attività economica globale, di cui sono già comparsi segnali negli USA e nei Paesi Emergenti, tardi ad arrivare, rinfocolando i timori di rallentamento sincronizzato e potenzialmente recessione. Il secondo è che l’accentuarsi del differenziale di crescita a favore degli USA rispetto al resto del mondo torni ad essere destabilizzante come nel 2018, spingendo gli investitori a prezzare una linea di politica monetaria della Fed più restrittiva ed aprendo crepe nello “scudo” di policy.

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