BANCA INTERMOBILIARE DI INVESTIMENTI E GESTIONI S.p.A.

Report mensile sui mercati

04 luglio 2019

Luglio 2019

Monthly News - Banca Intermobiliare

Il primo semestre 2019 è stato uno dei migliori in assoluto per i mercati finanziari, sia per l’entità delle performance positive - agevolmente sopra il 10% per buona parte dei mercati azionari dei Paesi Sviluppati ed Emergenti e per il credito corporate - sia per la loro diffusione, coinvolgendo gli asset rischiosi e non.

In effetti un rally così ampio non si registrava dal 2009-2010, quando l’economia globale si stava risollevando dal trauma della crisi finanziaria, la Fed stava implementando il quantitative easing e le valutazioni erano a livelli storicamente depressi.

Il rally di giugno degli asset rischiosi, scattato dopo la correzione di maggio, è stato apparentemente alimentato dal rafforzamento dello “scudo” di politica economica, partito con la retorica più espansiva del previsto di Fed, BCE ed altre Banche Centrali dei Paesi Sviluppati e con l’intensificazione delle misure di stimolo macroeconomico in Cina. A questi elementi si sono poi aggiunti: una nuova tregua commerciale tra USA e Cina, raggiunta al vertice del G20 di Osaka, e  un’intesa tra Arabia Saudita e Russia per prolungare di altri 9 mesi i tagli alla produzione di petrolio al vertice OPEC+, per favorire lo smaltimento dell’eccesso di offerta di greggio sul mercato mondiale. La differenza cruciale rispetto all’analogo “scudo di policy” di dicembre 2018 / gennaio 2019 è che i mercati finanziari già prezzano una linea di politica monetaria aggressivamente espansiva, più di quanto segnalato finora dalle Banche Centrali. L’impatto sugli asset rischiosi del ritorno della tregua commerciale USA-Cina sarà verosimilmente di breve durata, sia perché mancano i dettagli sulle tempistiche e sui contenuti dei negoziati, sia perché i dazi USA possono essere imposti in qualunque momento e molti investitori non vorranno rischiare di essere colti di sorpresa come in maggio da un’eventuale nuova rottura delle trattative.

Lo “scudo di policy” è tanto più importante considerando che lo scenario macroeconomico rimane nella migliore delle ipotesi mediocre. La crescita dell’economia mondiale è scesa sotto il ritmo annuo del 3% nel secondo trimestre, con la persistente debolezza del settore industriale e della spesa per investimenti delle imprese che sta più che compensando la relativa tenuta della spesa per consumi. Inoltre il rallentamento è molto sincronizzato a livello geografico: svanita la sovraperformance dell’economia USA ed in assenza di segnali di accelerazione in Cina a dispetto delle misure di stimolo macroeconomico, i rischi per l’economia mondiale rimangono saldamente al ribasso, con il settore industriale ed il commercio internazionale all’epicentro della debolezza.

Con la crescita intorno o sotto al potenziale nella maggior parte delle economie mondiali, le pressioni inflazionistiche sono modeste ma il quadro è reso incerto da una serie di fattori teoricamente straordinari che rischiano di diventare permanenti. In linea con le attese, le principali Banche Centrali preferiscono rischiare di sbagliare per eccesso di prudenza: la Fed sembra pronta ad avviare un ciclo di tagli dei tassi come «assicurazione» per prevenire una frenata eccessiva dell’economia, mentre la BCE, dopo aver varato i nuovi TLTRO, sta prendendo in considerazione sia nuovi tagli dei tassi che misure ultra-espansive non ortodosse come un nuovo round di «quantitative easing». 

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