BANCA INTERMOBILIARE DI INVESTIMENTI E GESTIONI S.p.A.

Report mensile sui mercati

04 giugno 2019

Giugno 2019

Monthly News - Banca Intermobiliare

Il rally degli asset rischiosi partito a Natale dello scorso anno è giunto bruscamente al termine nel mese di maggio, dopo l’inaspettata rottura dei negoziati commerciali tra USA e Cina, e l’avversione al rischio è tornata a dominare i mercati finanziari. Complice il flusso contrastato di dati macroeconomici, la turbolenza politica legata alle elezioni europee e l’escalation delle tensioni commerciali, alla fine di maggio l’equity e le valute dei Paesi Emergenti e gli asset legati alla Cina hanno eliminato i guadagni dei primi 4 mesi dell’anno. Sul fronte obbligazionario gli spread del credito corporate USA ed Euro hanno ritracciato metà del restringimento, mentre l’equity dei Paesi Sviluppati ha ceduto circa un terzo dei rialzi da inizio anno, con l’S&P 500 in ribasso di circa il 7% dai massimi di aprile. Al contrario, la domanda di beni rifugio è aumentata drasticamente, con nuovi minimi assoluti per i rendimenti del Bund e relativi per i Treasuries. Nuovi massimi relativi anche per dollaro USA, yen giapponese e franco svizzero.

Mentre la crescita nel primo trimestre ha superato le attese grazie alle sorprese in USA, Cina e Giappone, il flusso di dati macro segnala una brusca frenata nel secondo trimestre, guidata dalla spesa in beni capitali delle imprese. Negli USA, una raffica di dati peggiori delle attese punta ad un rallentamento della crescita verso un ritmo annuo intorno al 2%. In Europa l’attività economica sembra soltanto stabilizzarsi ad un modesto ritmo annuo tra l’1% e l’1,5%, piuttosto che prepararsi ad una nuova accelerazione, ed il settore industriale rimane depresso. Nei Paesi Emergenti i segnali di miglioramento dovranno ora superare il test del ritorno delle tensioni commerciali. Con i primi segnali che la sovraperformance dell’economia USA sta svanendo senza un’accelerazione significativa nel resto del mondo, l’aspettativa di un miglioramento dell’economia mondiale nel secondo semestre è più incerta ed i timori di rallentamento sincronizzato dell’economia globale si sono riaffacciati. 

La rottura della tregua commerciale tra USA e Cina è stata uno shock inaspettato, aprendo una grossa crepa nello «scudo di policy», che aveva protetto i mercati in attesa della ripresa dell’attività economica, proprio quando l’impulso positivo della svolta accomodante delle Banche Centrali inizia a svanire ed i dati macroeconomici si stanno ancora stabilizzando. Il rapporto tra i fattori di rischio per lo scenario macroeconomico e di mercato pende quindi nuovamente al ribasso, considerando le distorsioni che le tensioni commerciali hanno creato nel settore industriale nel 2018 e che non si sono ancora sanate pienamente.

Vi sono tuttavia degli elementi di supporto. La BCE può ancora fornire sorprese positive e nel meeting di giugno dovrebbe annunciare il ritorno alla politica monetaria ultra-espansiva con strumenti non convenzionali, a partire dal nuovo round di TLTRO. La Casa Bianca, inoltre, ha posticipato di 6 mesi la decisione sui dazi alle importazioni di auto (anche se la recente retorica con il Messico non è tranquillizzante). Le autorità cinesi risponderanno sicuramente alla nuova ondata di protezionismo USA intensificando le politiche economiche espansive. Infine, l’esito delle elezioni parlamentari europee, con il fallimento della scalata populista alle istituzioni, non sembra sistemico ma più locale, anche se oggettivamente per l’Italia è meno “market-friendly” del previsto.

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