BANCA INTERMOBILIARE DI INVESTIMENTI E GESTIONI S.p.A.

Report mensile sui mercati

10 dicembre 2019

Dicembre 2019

Monthly News - Banca Intermobiliare

Continua il consolidamento con i mercati in modalità risk-on in attesa dello sblocco dei negoziati commerciali USA-Cina
Il mese di dicembre si apre con performance generalmente positive per i mercati degli asset rischiosi, sostenute dall’aspettative di una firma imminente della “Fase 1” dell’accordo commerciale USA-Cina e di un’inflessione in senso positivo del ciclo economico globale, dopo che alla fine dell’estate erano emersi i primi segnali di stabilizzazione. I guadagni non sono tuttavia stati uniformi, ma sono rimasti concentrati sugli asset rischiosi meno sensibili alla crescita economica o laddove la politica monetaria è più espansiva, cioè principalmente sugli asset dei Paesi Sviluppati. In particolare l’S&P 500 ha guadagnato il 3,4% e con il +0,99% della scorsa settimana ha nuovamente aggiornato i massimi storici; analogamente lo Stoxx 600 ha chiuso il mese a +0,269%, raggiungendo i massimi dal 2015, ed il Topix giapponese a +1,94%, ai massimi da un anno. Gli spread del credito corporate si sono generalmente compressi, ma la sovraperformance del Treasury USA rispetto al Bund ha implicato performance positive per il credito investment grade e high yield americano (intorno a mezzo punto percentuale) e per l’high yield europeo (oltre l’1%) a fronte delle modeste perdite per l’investment grade europeo. In rialzo anche le commodity agricole ed il petrolio sulle indiscrezioni di un’estensione dell’accordo tra i paesi Opec+ per un estensione dei tagli alla produzione oltre marzo 2020. Hanno registrato invece una performance negative gli asset Emergenti, i metalli industriali e preziosi.
Uno dei tratti più significativi dell’andamento dei mercati dell’ultimo mese è stato l’andamento contrastante degli asset rischiosi ed in particolare dell’equity dei Paesi Sviluppati rispetto agli asset considerati bene rifugio. Anche se oro e yen si sono effettivamente indeboliti, il US$ ha guadagnato quasi l’1% mentre Treasuries e Bund sono stati molto meno deboli di quanto ci si sarebbe potuto aspettare dalla forza dell’equity. Questa divergenza solleva dubbi legittimi su quale dei due mercati fornisca il segnale giusto: storicamente l’obbligazionario ha dato il riscontro più in linea con il reale stato di salute dell’economia globale, anche se la situazione è resa più complicata dal posizionamento anomalo degli investitori per questa fase del ciclo. Il rally degli asset rischiosi avviene infatti con gli investitori particolarmente scarichi sull'azionario e molto concentrati su asset class difensive, a livelli che non si erano mai registrati prima durante le altre fasi recenti di uscita da una pausa di metà ciclo. A questo si aggiungono le misure di politica monetaria ultra-espansiva delle banche centrali, con la potenziale introduzione di nuove misure di stimolo fiscale nei prossimi mesi, in un contesto riduzione dei rischi sistemici legati alla Brexit ed alla guerra commerciale. Nel frattempo, i tassi forward segnalano che i mercati scontano una politica monetaria accomodante ancora per molto tempo, certamente per tutto il 2020, considerando la difficoltà delle Banche Centrali nel centrare il target di inflazione. Il rischio in questa fase potrebbe essere rappresentato da una rimozione prematura dello stimolo monetario, che fu un errore di policy determinante tra il 2017 ed il 2018, e limita significativamente il margine di rialzo per i rendimenti obbligazionari.
Sul fronte macroeconomico, il flusso di dati è stato modesto ma complessivamente positivo, soprattutto negli USA, con gli indicatori anticipatori del settore manifatturiero sembrano confermare un miglioramento del settore industriale dai livelli molto deboli dell’estate, soprattutto in Asia, mentre la creazione di nuove buste paga non agricole negli Stati Uniti dovrebbe aver beneficiato della fine dello sciopero alla General Motors.
In Italia, la recente ritrovata instabilità politica ha spinto in rialzo lo spread BTP-Bund sulla scadenza decennale da circa 130 bp di ottobre agli attuali 160 bp. A fare da catalizzatore del movimento sono state prima le elezioni regionali in Umbria, che hanno sancito il marcato indebolimento del Movimento 5 Stelle, una delle componenti chiave del Governo Conte-2, poi la vicenda Ilva per quanto riguarda la rimozione dello scudo penale ad Arcel Mittal ed infine la retorica infuocata dell’opposizione di destra sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM o MES), che era già stata avviata alla fine del 2018 e la cui approvazione è ormai imminente.
L’attenzione degli operatori resta comunque focalizzata sulle notizie provenienti dal fronte commerciale: il 15 dicembre scatteranno nuovi dazi applicati dagli USA sulle merci importate dalla Cina. La formalizzazione di un accordo, anche solo parziale, tra le due superpotenze sulla “Fase 1” delle trattative entro tale data sembra quanto mai auspicabile, al fine di evitare una nuova fase di risk-off sui mercati.


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