BANCA INTERMOBILIARE DI INVESTIMENTI E GESTIONI S.p.A.

Report mensile sui mercati

06 agosto 2019

Agosto 2019

Monthly News - Banca Intermobiliare

Il mese di luglio è stato caratterizzato da un clima di ottimismo sui mercati finanziari, sostenuti dalle politiche monetarie delle Banche Centrali, dal flusso positivo delle trimestrali aziendali e dalla temporanea tregua nella guerra commerciale.

 Alla vigilia della pausa estiva sono arrivate le dichiarazioni di Trump di imporre nuovi dazi su beni cinesi a partire da settembre e la replica del Dragone che ha deciso di bloccare le importazioni di prodotti agricoli statunitensi. Le nuove tensioni tra USA e Cina hanno riportato la volatilità sui mercati, alimentata da un contesto di indici azionari sui massimi storici in un periodo, quello estivo, caratterizzato da liquidità ridotta.

 Sul fronte macroeconomico i dati continuano a delineare un quadro di generale debolezza, con la crescita del PIL globale scivolata sotto il ritmo annuo del 3%, frenata dal deludente andamento della spesa delle imprese, del commercio internazionale e del settore industriale che hanno più che compensato la buona tenuta della spesa per consumi. A livello geografico è ricomparsa la sovraperformance dell’economia USA, che ha confermato una crescita nel secondo trimestre migliore delle attese, mentre le sorprese negative si sono accumulate nelle aree più esposte al ciclo industriale come l’Europa e l’Asia. Se per l’economia cinese un miglioramento è atteso per il prossimo autunno grazie al sostegno delle misure di stimolo macroeconomico messe in campo dal Governo, il crollo del PMI Manifatturiero tedesco, sceso ai livelli più bassi dal 2012, conferma la debolezza della locomotiva europea a causa delle tensioni commerciali e dell’impatto sulle decisioni di spesa delle imprese. In questo contesto gli asset rischiosi USA, soprattutto l’equity e il dallaro, riflettono la nuova divergenza di crescita economica a favore degli USA rispetto al resto del mondo.

 La crescita economica intorno al potenziale nei Paesi Sviluppati, inferiore nei Paesi Emergenti e l’inflazione globale intorno ad un modesto 2%, hanno favorito una linea di politica monetaria decisamente più espansiva. Durante il vertice di luglio, la BCE ha preparato il terreno per l’annuncio di un piano organico di strumenti ultra-espansivi non convenzionali durante il meeting di settembre, che con ogni probabilità includerà tagli dei tassi, l’introduzione di un sistema di remunerazione differenziato delle riserve, l’allungamento delle guidance sull’andamento futuro dei tassi ed il ritorno degli acquisti di titoli sul mercato con il “quantitative easing”. La Fed è intervenuta nella riunione di fine luglio con il primo il taglio di 25 bp del tasso di riferimento dopo dieci anni dall’ultima riduzione, annunciando inoltre l’interruzione del Quantitative Tightening (QT) che introduce la ripresa del reinvestimento di tutti i titoli in scadenza. Anche nei Paesi Emergenti le condizioni domestiche hanno favorito il taglio dei tassi, come avvenuto nelle ultime due settimane in Indonesia, Russia, Turchia, Sudafrica e Brasile.

 Un ulteriore elemento di sostegno per i mercati è giunto dalla stagione delle trimestrali che sta confermando indicazioni positive in particolare negli Stati Uniti dove oltre il 75% delle società dell’S&P 500 ha superato le stime sugli utili, diffuse in tutti i settori ad eccezione delle materie prime, con un tasso di crescita annuo dell’utile per azione del 7%. Buoni dati anche in Europa, dove oltre il 60% delle società dello Stoxx 600 ha battuto le stime, anche se con una crescita dell’utile per azione più modesta (+1% annuo).

 Sui mercati azionari il bilancio è stato ancora una volta decisamente positivo, con gli indici azionari americani che hanno segnato nuovi massimi storici, sia per quanto riguarda l’S&P 500 che per il Nasdaq, grazie in particolare alle trimestrali superiori alle attese per il settore tecnologico ed in particolare del comparto dei semiconduttori.

La svolta accomodante delle Banche Centrali ha favorito il ribasso generalizzato dei rendimenti obbligazionari, dai governativi (Bund sotto -0,5%, Treasury in area 1,75%, Btp sotto l’1,5%) al credito, sia investment grade, che presenta ormai rendimenti negativi per il 40% delle emissioni, che high yield.

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