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Report settimanale sui mercati

10 dicembre 2015

Report settimanale sui mercati - 9 dicembre 2015

Il Punto

L’aspettativa che il mese di dicembre sarebbe stato ricco di eventi per i mercati finanziari si sta realizzando, anche se il primo di questi appuntamenti giovedì scorso ha prodotto una cocente delusione dalla Banca Centrale Europea. Nell’ultimo meeting la Bce ha ulteriormente aumentato le misure espansive anche se in maniera minore rispetto a quanto il mercato si aspettasse. L’istituto di Francoforte ha ridotto di 10 bps (al -0.3%) i tassi sui depositi, esteso almeno fino a marzo 2017 il QE ad un ritmo invariato di 60 miliardi di euro al mese, includendo tra la lista dei titoli oggetto di acquisti anche dei bond degli enti locali, e ha annunciato che i titoli in scadenza acquistati nell’ambito del programma APP saranno rinvestiti fin quando necessario. I mercati prezzavano approssimativamente un taglio dei tassi sui depositi di 15 bp ed un incremento di almeno 10 miliardi € del ritmo mensile di acquisti di titoli.
La BCE ha probabilmente preferito deludere le aspettative, ma lasciarsi aperto un certo margine di manovra qualora si rendesse necessario in futuro un nuovo intervento espansivo, come confermato da Draghi con i continui riferimenti alla flessibilità dell’azione della Banca Centrale nel corso della conferenza stampa. La delusione, tuttavia, si è ripercossa in una rapida chiusura di posizioni sui trade tipici del Quantitative Easing (lungo US$ contro Euro, lungo Bund, sovraperformance dell’equity europeo rispetto a quello USA) che si erano accumulati negli ultimi mesi in anticipazione del meeting.

L’altro appuntamento rilevante della scorsa settimana è stato il vertice OPEC, che, a dispetto dei rumor di mercato dei giorni precedenti e delle condizioni di stress finanziario di numerosi produttori (in primo luogo il Venezuela), ha mantenuto il livello di produzione invariato. La strategia dell’Arabia Saudita e degli altri emirati del Golfo rimane quindi quella di difendere le quote di mercato e massimizzare le entrate producendo il massimo possibile, in modo da spingere fuori mercato i produttori marginali, cioè le società di shale oil USA. Dal momento che i produttori USA sono molto più flessibili del previsto ad adattarsi alle mutate condizioni di mercato, la reazione è stata un ulteriore ribasso dei prezzi del petrolio, che probabilmente supporterà le economie consumatrici (come Europa e Asia) ma che può avere ripercussioni negative su numerosi Paesi Emergenti ed i loro asset.

L’aspettativa che il mese di dicembre sarebbe stato ricco di eventi per i mercati finanziari si sta realizzando, anche se il primo di questi appuntamenti giovedì scorso ha prodotto una cocente delusione dalla Banca Centrale Europea. Nell’ultimo meeting la Bce ha ulteriormente aumentato le misure espansive anche se in maniera minore rispetto a quanto il mercato si aspettasse. L’istituto di Francoforte ha ridotto di 10 bps (al -0.3%) i tassi sui depositi, esteso almeno fino a marzo 2017 il QE ad un ritmo invariato di 60 miliardi di euro al mese, includendo tra la lista dei titoli oggetto di acquisti anche dei bond degli enti locali, e ha annunciato che i titoli in scadenza acquistati nell’ambito del programma APP saranno rinvestiti fin quando necessario. I mercati prezzavano approssimativamente un taglio dei tassi sui depositi di 15 bp ed un incremento di almeno 10 miliardi € del ritmo mensile di acquisti di titoli. La BCE ha probabilmente preferito deludere le aspettative, ma lasciarsi aperto un certo margine di manovra qualora si rendesse necessario in futuro un nuovo intervento espansivo, come confermato da Draghi con i continui riferimenti alla flessibilità dell’azione della Banca Centrale nel corso della conferenza stampa. La delusione, tuttavia, si è ripercossa in una rapida chiusura di posizioni sui trade tipici del Quantitative Easing (lungo US$ contro Euro, lungo Bund, sovraperformance dell’equity europeo rispetto a quello USA) che si erano accumulati negli ultimi mesi in anticipazione del meeting.

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