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Report settimanale sui mercati

26 maggio 2017

Report settimanale sui mercati - 23 maggio 2017

La crescita globale nel primo trimestre dell’anno ha probabilmente superato il ritmo annuo del 3%, al massimo del range prevalente negli ultimi 6 anni, grazie all’accelerazione sincronizzata di Europa, Giappone e buona parte dei Paesi Emergenti (Cina in particolare), che ha più che compensato la debolezza degli USA.
Questo risultato deriva dalla combinazione favorevole di: fine della disinflazione e condizioni finanziarie genericamente espansive nei Paesi Sviluppati; accelerazione ciclica del settore industriale globale; recupero del commercio internazionale, della spesa in beni capitali e dei prezzi delle materie prime; fase inusualmente lunga di politiche economiche espansive in Cina; fine della recessione in economie emergenti importanti come Russia, Brasile e Argentina; boom della fiducia degli operatori economici sulle prospettive della «Trumpflation».
L’inattesa “sincronizzazione” al rialzo di economie che si trovano in fasi cicliche diverse ha schiacciato la volatilità del ciclo economico globale a minimi pluridecennali, un fattore che a sua volta sta contribuendo a comprimere la volatilità sui mercati finanziari a livelli inusualmente bassi. Ma questa situazione sembra destinata a perdurare nei prossimi mesi. L’attività economica a livello mondiale sembra consolidarsi su livelli elevati, grazie ad una nuova variazione dei catalizzatori. Il più rilevante dovrebbe essere la rotazione della crescita da Europa, Giappone e Cina verso gli USA, correggendo la debolezza del primo trimestre che la Fed ha considerato solo temporanea.
Più importante per i mercati finanziari sarebbe la possibilità che la fase di accelerazione ciclica del settore industriale globale, in atto da 9 mesi, possa aver raggiunto il picco tra marzo e aprile, come sembrano segnalare gli indici PMI Manifatturieri. Un cambio di fase del ciclo industriale è storicamente un evento ad alta volatilità per i mercati finanziari, tanto più nell’attuale contesto in cui la persistente bassa volatilità del passato dovrebbe aver attirato flussi consistenti sui mercati degli asset rischiosi in cerca di eccesso di rendimento, ma al momento ci sono pochi segnali di “compiacenza” degli investitori. Le posizioni più sovraffollate, legate alla “Trumpflation” (ribassiste di Treasuries, rialziste di US$, commodities, settori equity più ciclici o potenziali beneficiari di riforme economiche USA), sono state progressivamente smontate a partire da marzo, la correlazione tra le diverse asset class e tra i diversi settori dei mercati azionari rimane bassa e quella tra equity e reddito fisso governativo è tornata negativa come era prima del periodo delle politiche monetarie ultraespansive post-crisi finanziaria; tutti elementi che suggeriscono un atteggiamento di generale cautela degli investitori e di conseguenza i mercati finanziari possono essere meno vulnerabili di quanto si pensi, almeno ad occasionali esplosioni di volatilità.

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