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Report settimanale sui mercati

15 giugno 2016

Report settimanale sui mercati - 14 giugno 2016

Il Punto

Il rischio Brexit è rimasto a lungo latente nei mercati finanziari, salvo esplodere la scorsa settimana, in una dinamica analoga a quella registrata in occasione del referendum del 2014 sull’indipendenza della Scozia, ma su una scala molto più vasta. Fino a giugno, solo il mercato valutario, che generalmente è il più rapido a prezzare nuovi eventi, sembrava già riflettere chiaramente un premio per il rischio per lo scenario di vittoria del fronte dell’uscita dall’Unione Europea al referendum, con la sterlina sotto pressione sia contro US$ che contro Euro. Dall’inizio di giugno, tuttavia, i sondaggi hanno iniziato a mostrare un più chiaro vantaggio del fronte dell’uscita rispetto a quello dell’adesione. Anche se la credibilità dei sondaggi non è elevata dopo il grossolano errore di previsione in occasione delle ultime elezioni politiche britanniche, l’oscillazione verso l’uscita delle intenzioni di voto si è scontrata con la compiacenza degli investitori (che assegnavano una probabilità di vittoria dell’adesione stimata tra il 70 e l’80% sulla base di sondaggi specifici e degli scenari degli analisti), producendo un rapido repricing del premio per il rischio Brexit dei mercati finanziari. Questa incertezza si è aggiunta a quella sulla tenuta della crescita negli USA dopo il debole dato sulla creazione di nuovi posti di lavoro in maggio ed a quella sulla politica monetaria della Fed e sull’efficacia dell’azione della BCE per riportare l’avversione al rischio sui mercati finanziari.
I più forti movimenti si stanno registrando sugli asset che sono più esposti al rischio Brexit e che erano stati più lenti a prezzarlo. Dopo una pausa in maggio, la sterlina è tornata a deprezzarsi, puntando verso i minimi di 1,40 contro US$ raggiunti in febbraio, ma la valuta britannica continua ad essere più avanti nello scontare lo scenario della Brexit, avendo probabilmente realizzato almeno metà della svalutazione del 15% che ha registrato storicamente in casi di “shock” di media entità. La sottoperformance delle Borse europee rispetto a quelle USA e dei Paesi Emergenti (che teoricamente dovrebbero essere meno esposte alle conseguenze della Brexit) si è acuita, guidata del settore finanziario, che è ritenuto essere uno dei più danneggiati dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La stessa sottoperformance dei finanziari si registra anche nel credito corporate. Nel mercato dei titoli di Stato, la scarsità di titoli creata dal quantitative easing della BCE e la domanda di asset sicuri ha spinto il rendimento del Bund decennale in territorio negativo, mentre gli spread dei titoli di Stato

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