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Report settimanale sui mercati

14 dicembre 2016

Report settimanale sui mercati - 13 dicembre 2016

Il Punto

La settimana appena trascorsa ha fornito la conferma che l’apice dell’era del “quantitative easing” è alle spalle e che il predominio della politica monetaria in politica economica sta volgendo al termine, anche se sarà un cambio di fase molto lento e graduale. Già in estate era apparso evidente che l’appetito delle principali Banche Centrali dei Paesi Sviluppati di sperimentare ancora sulla strada dell’espansione monetaria fosse diminuito e che la discesa dei rendimenti dei titoli di Stato fosse probabilmente terminata. Dopo il cambio di linea di politica monetaria della Bank of Japan ed i toni più attendisti della Bank of England post-Brexit, giovedì scorso è stato il turno della BCE.
Inizialmente l’annuncio della riduzione della quantità di acquisti mensili da 80 a 60 miliardi di Euro da marzo 2017 è stato interpretato dai mercati finanziari come l’avvio del “tapering” (progressivo azzeramento) del quantitative easing, ma il Presidente Draghi ha poi speso la maggior parte della conferenza stampa per convincere gli investitori che la linea di politica monetaria rimane espansiva e che nessun “tapering” è stato preso in considerazione. In particolare Draghi ha sottolineato la durata del piano di acquisti, esteso fino alla fine del 2017, più delle attese che si fermavano a settembre. Inoltre i rischi di deflazione (che avevano determinato un aumento degli acquisti da 60 a 80 miliardi di Euro al mese in marzo) sono svaniti. Infine la previsione di inflazione dell’1,7% al 2019 non sarebbe ancora sufficientemente vicina al target della BCE, pertanto l’azione di politica monetaria espansiva deve continuare. In realtà, l’introduzione di una maggiore flessibilità nella gestione del piano di acquisti e le variazioni di alcuni suoi dettagli tecnici che dovrebbero orientare maggiormente gli acquisti sui titoli di Stato di scadenza più breve sembrano indicare una maggiore attenzione all’inclinazione della curva dei rendimenti, con l’obiettivo di irripidirla. Questa variazione nella conduzione della politica monetaria, analoga a quella della Bank of Japan ma molto meno esplicita, servirebbe a migliorare la trasmissione all’economia reale dello stimolo monetario, confermando che i limiti dei benefici del quantitative easing all’attività economica sono probabilmente stati raggiunti anche in Europa.

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