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Report settimanale sui mercati

12 aprile 2017

Report settimanale sui mercati - 11 aprile 2017

Il flusso recente di dati macroeconomici supporta uno scenario positivo per l’economia mondiale, con la crescita che, ad un ritmo annuo intorno al 3% nel primo trimestre, è a ridosso dei livelli massimi raggiunti negli ultimi 6 anni.
Il contributo positivo del ciclo del settore industriale, che ha guidato l’accelerazione dell’economia mondiale nel secondo semestre del 2016 dopo essere stato depresso per diversi trimestri, è probabilmente destinato a venire meno nei prossimi mesi, ma altri fattori sembrano più promettenti per garantire la prosecuzione del trend positivo nel resto dell’anno, magari dopo una fase di consolidamento.
La ripresa della spesa per investimenti delle imprese e del commercio internazionale (entrambi particolarmente depressi nella fase precedente di
discesa dei prezzi delle materie prime e ristrutturazione delle economie dei Paesi Emergenti) sembra ben avviata, supportata anche da una generale accelerazione dei profitti aziendali. Una certa rotazione sembra essere avvenuta dagli USA (dove il primo trimestre difficilmente dovrebbe aver registrato una crescita superiore all’1%) all’Eurozona, dove il flusso di dati macroeconomici sembra più solido, situazione per certi versi sorprendente alla luce del ciclo elettorale particolarmente intenso che dovrebbe consigliare prudenza agli operatori economici, ma che dovrebbe nuovamente invertirsi nel secondo trimestre con il rimbalzo dell’economia USA.
L’altro grande catalizzatore dell’economia mondiale è la Cina, dove l’attuale fase espansiva si sta estendendo molto più a lungo del previsto (oltre un anno rispetto agli usuali cicli di 6 mesi). Dal momento che la parola d’ordine del Governo è stabilità in un anno di importanti cambiamenti di leadership, questa situazione può perdurare fino al Congresso del Partito Comunista verso la fine dell’anno, concentrando l’attenzione sulla preservazione della stabilità finanziaria e rinviando ancora la riduzione della leva finanziaria necessaria per riequilibrare l’economia.
In questo contesto, la politica monetaria a livello mondiale è complessivamente di supporto e, se non più completamente accomodante, per lo meno è altamente prevedibile. La principale attività della Fed e della BCE nell’ultimo mese è stata di far convergere le aspettative degli investitori
verso il proprio percorso futuro di normalizzazione di policy.
La Fed ha così confermato che, dopo il rialzo di 25 punti base a marzo, il suo percorso preferenziale di politica monetaria per il 2017 vede altri due rialzi dei tassi (probabilmente giugno e settembre) e l’annuncio della fine del reinvestimento dei proventi del portafoglio di titoli accumulato con il “quantitative easing”, che vale come quarto rialzo a dicembre.
La BCE ha ribadito che la sequenza preferita per uscire dalla politica monetaria ultraespansiva rimane la riduzione del “quantitative easing” nel
corso del 2018 seguito dal rialzo dei tassi (fine 2018 o 2019), subordinatamente alla convergenza dell’inflazione al target del 2%, sulla quale la BCE è molto più prudente della Fed, che invece ritiene raggiunta la piena occupazione e ormai prossimo il target di inflazione del 2%.

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