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Report settimanale sui mercati

02 marzo 2016

Report settimanale sui mercati - 1 marzo 2016

Il Punto

La fase di propensione al rischio sui mercati degli asset rischiosi è continuata nell’ultima settimana, guidata principalmente dal restringimento degli spread di credito, dalla sovraperformance dei mercati azionari europei rispetto a quello americano, dalle materie prime e dalle valute cicliche e legate alle commodities. L’estensione del rally è legata al manifestarsi di alcuni dei catalizzatori multipli che avevamo identificato come necessari per stabilizzare i mercati dopo l’andata di stress di inizio anno che aveva reso alcune asset class particolarmente vulnerabili ad un rimbalzo sotto determinate condizioni.

In primo luogo il flusso di dati macroeconomici USA ha continuato a sorprendere positivamente, con particolare riferimento alla prima revisione del PIL del quarto trimestre (da +0,7% annualizzato a +1% rispetto a +0,4% previsto dal consenso), agli ordini di beni durevoli (+4,9% mensile in gennaio, +1,8% anche al netto delle componenti più volatili dei trasporti, in ogni caso molto superiori alle attese), alla spesa per consumi (+0,5% mensile in gennaio da 0,1% in dicembre) ed all’inflazione (+1,7% per la misura più seguita dalla Fed). Un’altra sorpresa positiva è giunta dall’ISM Manifatturiero uscito oggi, che ha battuto il consenso, benché ancora sotto la soglia di 50 che segnala espansione dell’attività industriale. Anche se alcuni indicatori di sentiment e sul mercato immobiliare sono risultati deboli all’inizio dell’anno e gran parte della sorpresa positiva sul PIL del quarto trimestre è dovuta ad un ulteriore accumulo di scorte, la view dei mercati finanziari sull’andamento dell’economia USA è nettamente migliorata nella seconda metà di febbraio, come evidente dalla sovraperformance dei settori azionari ciclici su quelli difensivi, e la previsione di crescita del PIL del 2% per il primo trimestre sembra ora poggiare su basi più solide. Della serie di dati positivi ha beneficiato anche il US$, soprattutto contro Euro, poiché il percorso di rialzi dei tassi estremamente lento (50% di probabilità di un rialzo per l’intero 2016 e 30% di un ribasso) prezzato all’apice dello stress a metà febbraio sembra ora meno appropriato.

Dopo un silenzio di circa un mese in corrispondenza delle festività per il Capodanno Lunare, il flusso di notizie dalla Cina è tornato ad attirare l’attenzione degli investitori, facendo un po’ di luce sulla possibile direzione di politica economica che dovrebbe emergere dall’imminente Congresso del Partito Comunista (che comincia il 5 marzo). Dapprima il Governatore della People’s Bank of China ha smorzato le aspettative di un’imminente drastica svalutazione dello yuan. Successivamente nel corso del G20 di Shanghai, che per il resto non ha fornito spunti così rilevanti, ha sottolineato come i policymakers cinesi abbiano ancora ampi margini di manovra ed ha ribadito il concetto annunciando ieri il taglio del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. Sull’andamento dell’economia cinese i dati per i primi due mesi dell’anno sono ancora frammentari ma tendenzialmente negativi, tuttavia la direzione di policy sembra saldamente espansiva, anche se maggiori dettagli emergeranno durante il Congresso.

 

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